Daily Archives: July 2, 2016

MICHELANGELO BUONARROTI: La piazza del Campidoglio si trova in cima al colle del Campidoglio a Roma.


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

La piazza del Campidoglio si trova in cima al colle del Campidoglio a Roma.

STORIA

Fin dal medioevo l’area del Campidoglio fu sede dell’amministrazione civile della città. Sui resti del Tabularium esisteva un fortilizio della famiglia Corsi di cui si impadronì nel 1114 il popolo romano; fu destinato a sede del senato cittadino ed ingrandito nel XIV secolo.

Lo spiazzo sterrato antistante era destinato alle adunanze di popolo ed era fiancheggiato da edifici destinati a sede dei Banderesi, cioè dei capitani della milizia cittadina.

Nel 1453, papa Niccolò V fece costruire al Rossellino il Palazzo dei Conservatori, ristrutturando pesantemente le Case dei Banderesi per realizzare la sede della nuova magistratura.

Rossellino realizzò un edificio con un portico ad archi a tutto sesto al piano terra ed una facciata con finestre crociate e logge binate.

Venne conservato l’orientamento delle preesistenze, seguendo intenti chiaramente prospettici, secondo un principio progettuale identico a quello che Rossellino attuerà a Pienza, realizzando una piazza trapezoidale.

I lavori di rifacimento coinvolsero anche il Palazzo Senatorio, ma furono interrotti dalla morte del pontefice.

Il palazzo dei Conservatori sarà quasi completamente demolito nel 1540 da Michelangelo, ma la sistemazione quattrocentesca risulta documentata nei disegni di Maarten van Heemskerck eseguiti tra il 1536 ed il 1538.

DESCRIZIONE E STILE – Michelangelo

Nel 1534-38 Michelangelo Buonarroti riprogettò completamente la piazza, disegnandola in tutti i particolari e facendola volgere non più verso il Foro Romano ma verso la Basilica di San Pietro, che rappresentava il nuovo centro politico della città.

Si racconta che la risistemazione della piazza gli fu commissionata dall’allora papa Paolo III, il quale si era vergognato dello stato in cui versava il celebre colle (già dal Medioevo il luogo era in un tale stato di abbandono da essere chiamato anche “colle caprino”, in quanto era utilizzato per il pascolo delle capre) dopo il percorso trionfale organizzato a Roma in onore di Carlo V nel 1536.

Michelangelo conservò l’orientamento obliquo delle preesistenze, ottenendo uno spazio aperto a pianta leggermente trapezoidale (il Palazzo Senatorio e quello dei Conservatori formano un angolo di 80°), sulla quale allineò le nuove facciate, al fine di espandere la prospettiva verso il fuoco visivo costituito dal Palazzo Senatorio.

Allo scopo pensò di costruire un nuovo palazzo, detto per questo Palazzo Nuovo, per chiudere la prospettiva verso la Basilica di Santa Maria in Aracoeli e di pavimentare la piazza così ottenuta eliminando lo sterrato esistente; ridisegnò il Palazzo dei Conservatori eliminando tutte le strutture precedenti e armonizzandolo con il Palazzo Senatorio, a cui aggiunse una doppia scalinata che serviva per accedere al nuovo ingresso, non più rivolto verso i fori ma verso la piazza. Modifica anche la facciata per uniformarla a quella del palazzo dei conservatori (e quindi anche a quello del palazzo nuovo verso la chiesa di S.Maria dell’Aracoeli), inserendo paraste di ordine gigante (che compare per la prima vota negli edifici pubblici), un cornicione con balaustra (elemento di novità), e una torre.

Al palazzo dei conservatori aggiunge una facciata a portico, e anche qui inserisce paraste di ordine gigante (che la scandisce in modo ritmico e regolare), e un cornicione balaustrato con statue; infine realizza un edificio ad esso simmetrico sul lato opposto della piazza.

MICHELANGELO BUONARROTI: Madonna di Bruges Data: 1503-1505 circa Materiale: Marmo Dimensioni: altezza 128 cm Ubicazione: Chiesa di Nostra Signora, Bruges


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Madonna di Bruges
Data: 1503-1505 circa
Materiale: Marmo
Dimensioni: altezza 128 cm
Ubicazione: Chiesa di Nostra Signora, Bruges

STORIA

La Madonna di Bruges è una scultura marmorea (h 128 cm) di Michelangelo, databile al 1503-1505 circa e conservata nella navata laterale destra della Chiesa di Nostra Signora (Onze-Lieve-Vrouwekerk) a Bruges, in Belgio.

Nei primissimi anni del Cinquecento Michelangelo era di ritorno a Firenze dopo i successi ottenuti a Roma. L’artista era impegnato nella difficile realizzazione del “gigante” del David, opera allora avvolta dal mistero e nei confronti della quale tutta la città era in trepidante attesa. L’impegno ufficiale non impediva però all’artista di dedicarsi anche a un nutrito gruppo di committenti privati, fiorentini e non, tra i quali figurava anche la famiglia dei Mouscron (italianizzati in “Moscheroni”), mercanti fiamminghi di tessuti. Per i loro affari in Italia, i Mouscron erano clienti della banca di Jacopo Galli, amico e protettore di Michelangelo, che dovette fare da intermediario.

Essi commissionarono all’artista una Madonna col Bambino da sistemare nella loro cappella di famiglia a Bruges. L’opera venne imbarcata quasi segretamente a Livorno verso il 1506, come testimoniano alcune lettere dell’artista indirizzate al padre e un certo Giovanni Balducci, incaricato della spedizione. Gli stessi biografi dell’artista sbagliarono sulla sua descrizione, dimostrando come in Italia nemmeno i collaboratori stretti del maestro ebbero probabilmente modo di vederla: Condivi e Varchi parlarono infatti di un bronzo, Vasari di un tondo. Nonostante ciò si nota un’influenza della statua nelle Madonne di un ristretto gruppo di pittori, tra cui Raffaello Sanzio, forse tramite l’intercessione del suo maestro Perugino.

La riservatezza, a cui si accenna anche in una lettera al padre da Roma, datata 31 gennaio 1506, era forse legata al fatto che l’artista voleva evitare il clamore legato ormai alle sue opere e non spazientire altri committenti che stavano aspettando da ben più a lungo i suoi lavori, come i Piccolomini a Siena. Nella lettera si accenna infatti che: «quella Nostra Donna di marmo vorrei la facessi portare costì in casa e non la lasciasi vedere a persona».

Il lavoro venne pagato la straordinaria somma di 4000 fiorini, come testimoniano i documenti dei pagamenti avvenuti tra il 1503 e il 1505, riscoperti recentemente, che hanno permesso di chiarire la datazione della statua.

Arrivata in Fiandra entro il 1508, venne inizialmente collocata nella cappella Mouscron nella cattedrale, dove la vide Dürer nel 1521. Durante l’occupazione napoleonica venne portata a Parigi, per essere restituita poi nel 1815. Venne rimossa una seconda volta nel 1944, nel corso della seconda guerra mondiale, durante la ritirata dei soldati tedeschi, che trafugarono la scultura in Germania avvolta tra materassi in un convoglio della Croce rossa. Fu rinvenuta due anni dopo in una miniera ad Altaussee in Austria dalla spedizione del programma Monuments, Fine Arts, and Archives e nuovamente restituita, come narrato nel film Monuments Men.

Al 1952 risale il suo ultimo viaggio, quando venne temporaneamente a Firenze, nel salone delle Armi al Bargello, per uno scambio con il Trittico Portinari di Hugo van der Goes.

Dell’opera resta un disegno preparatorio al British Museum, in cui, secondo l’uso del tempo, la Vergine è sostituita da un giovane modello rappresentato ignudo.

DESCRIZIONE E STILE

La Madonna di Bruges venne realizzata pochi anni dopo la celeberrima Pietà vaticana (ultimata nel 1499), con la quale dimostra di avere più di un punto in comune, a partire dalla fisionomia e la posizione della testa della Vergine, che guarda verso il basso, nonché riguardo alla foggia e al trammento della veste.

Il rapporto madre/figlio è qui immaginato con estrema originalità, con la trovata dinamica di rappresentare il Bambino nell’atto di scivolare dal grembo materno, aiutato dalla mano sinistra della Vergine e dall’appoggio offerto da una piega della veste tesa tra le ginocchia di Maria. La composizione diventa così animata dalla posa instabile, con una marcata torsione del corpo del fanciullino, spesso usata da Michlangelo.

La raffigurazione della Madonna col Bambino di Bruges differisce in maniera significativa dalle precedenti rappresentazioni michelangiolesche dello stesso soggetto, che tendeva a raffigurare una pia Vergine nell’atto di sorridere al proprio figliolo tenuto in grembo.

In quest’opera invece Gesù è in piedi, quasi senza sostegno, tenuto lievemente dal braccio sinistro della madre, e pare che stia per muovere i primi passi verso il mondo.

Al contempo, lo sguardo di Maria non è rivolto al figlio, ma pare assente e rivolto verso il terreno, come se lei già fosse a conoscenza del destino di Gesù, che ha potuto intravedere nella lettura delle profezie delle Sacre Scritture, alle quali rimanda il libretto chiuso che tiene nella mano destra.

Ciò è sottolineato dal contrasto tra la fredda compostezza di Maria e il dinamismo del Bambino, che tende a proiettarsi verso lo spettatore, caricandosi anche di significati simbolici. Le loro figure sono inscrivibili entro un’ellissi, di grande purezza e apparente semplicità, che ne esalta la monumentalità pur nelle dimensioni contenute.

MICHELANGELO BUONARROTI: Medici duca di Nemours Data: 1526-1534 circa Materiale: Marmo Dimensioni: 168×80 cm Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Ritratto di Giuliano de’ Medici duca di Nemours
Data: 1526-1534 circa
Materiale: Marmo
Dimensioni: 168×80 cm
Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze

STORIA

Il Ritratto di Giuliano de’ Medici duca di Nemours è una scultura in marmo (168×80 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1526-1534 circa e facente parte della decorazione della Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze.

In particolare è la statua centrale della tomba di Giuliano e, come è noto, non riproduce le fattezze del defunto, ma si tratta di un’elaborazione ideale ed eroica della sua figura.

Il ritratto di Giuliano dovette essere iniziato verso il 1526, dopo il ritratto di Lorenzo. Si sa che nel 1533 venne affidato al Montorsoli per le rifiniture e in ogni caso doveva essere completato al 1534, anno della partenza definitiva di Michelangelo da Firenze.

Esistono quattro disegni del Tintoretto (Oxford, Christ Church College, L1 r. e v., L2 r. e v.) che mostrano alcune differenze con la statua conosciuta e che sono stati interpretati come copie del progetto originale di Michelangelo, magari a partire da un bozzetto.

In essi la figura è nuda, come di solito si faceva in fase di studio, col torso più girato verso sinistra e col piede destro che poggia su un oggetto poi eliminato. Alcuni pensano però che i disegni siano tratti da un copia imprecisa della metà del XVI secolo, come sembrerebbero confermare, secondo alcuni studiosi, l’eccessiva muscolatura e la posa delle gambe.

DESCRIZIONE E STILE

L’opera, inserita in una nicchia, mostra il giovane duca seduto, vestito come un antico generale romano e in atteggiamento di fierezza, come annotò il Vasari, contrapposto al “melancolico” Lorenzo.

Tale atteggiamento è stato letto come metafora della “vita attiva” della dottrina neoplatonica, come personificazione della vigilanza (Bocchi e Cinelli), o della calma delle anime trapassate (Tolnay) o del temperamento collerico-sanguigno della teoria umorale. Letture politiche vi hanno letto l’idea del despota volitivo e violento.

La postura richiama quella del profeta Gioele sulla volta della Cappella Sistina e quella del Mosè.

La corazza aderisce al corpo come una guaina, che rivela il busto muscoloso, così come i calzari alti scompaiono lungo lo stinco per rivelare i piedi nudi.

Al Montorsoli sono stati attribuiti i rilievi dell’armatura, nonché, secondo Charles de Tolnay, il dettaglio del piede sporgente dalla base (ottenuto tagliando quest’ultima), per aumentare la tridimensionalità, un espediente invece mai usato da Michelangelo che scolpiva sempre nell’esatta misura del blocco.

L’opera non riproduce affatto le fattezze reali del personaggio, essendosi Michelangelo sempre rifiutato di praticare il ritratto: le fonti riportano come qualcuno fece notare la dissomiglianza all’artista, ma egli, conscio della sua statura artistica nel tempo, ribadì che da lì a dieci secoli nessuno si sarebbe accorto di tale dettaglio.

Il duca tiene in mano il bastone del comando, emblema di potere sebbene egli non fu mai capitano della Chiesa, e due monete: queste sono state lette come un richiamo alla Liberalitas o all’obolo che i defunti dovevano pagare nel regno dell’Oltretomba secondo la mitologia antica.

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Natalie Portman: A Tribute


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MICHELANGELO BUONARROTI: «Venere e Amore » Anno di realizzazione: «1533 ca »


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Titolo: «Venere e Amore »
Anno di realizzazione: «1533 ca »
Descrizione: «Venere e Amore è un dipinto a olio su tavola (128×194 cm) di Pontormo, su disegno di Michelangelo Buonarroti, databile al 1533 circa e conservato nella Galleria dell’Accademia a Firenze. »

STORIA

1) « Il cartone michelangiolesco con questo soggetto è ricordato già nell’Anonimo Magliabechiano (1537-1542), che cita pure la stesura di Pontormo per Bartolomeo Bettini, un amico del Buonarroti. »

2) «  Il disegno dovette essere realizzato nel 1532-1533, mentre il dipinto dovrebbe risalire al ’33, prima comunque della partenza di Michelangelo per Roma nel 1534. Il cartone di Michelangelo, perduto, venne cercato in un disegno a Napoli, poi riattribuito come copia. Uno studio preparatorio si trova al British Museum (inchiostro su carta, 5,8×12,1 cm). »

3) « Si sa che il dipinto appartenne ad Alessandro de’ Medici e che prematuramente venne “castigato” coprendo le nudità di Venere: anche la copia che ne fece Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, oggi a Palazzo Colonna a Roma, ebbe lo stesso destino di censura, ora rimossa. L’opera figura negli inventari della Guardaroba medicea del 1553 e del 1560 e venne lodata da Benedetto Varchi che scrisse come fece innamorare “…gli uomini come la Venere di Prassitele…” »

4) « L’opera originale venne riconosciuta solo nel 1850 e nel 1852 il restauratore Ulisse Forni la riportò alle sue forme originarie eliminando le ridipinture, tranne un lembo di panno che copriva il pube della dea, tolto nel 2002. Altre repliche si trovano a Kensington Palace, al Museo di Capodimonte a Napoli (un cartone di anonimo e una copia attribuita a Hendrik van der Broeck), a Ginevra (piccola copia attribuita a Michele Tosini) e a Hildesheim: lo stesso Vasari ne fece in totale tre, per Ottaviano de’ Medici. »

DESCRIZIONE E STILE

1) « Venere giace in tutta la lunghezza del dipinto, col busto sollevato su un panno azzurro e il capo rotato a baciare Cupido, suo figlio e amante, che le arriva da dietro, intrecciandosi a lei col braccio che le volta la faccia coprendole il collo e la gamba che copre, solo in parte, il pube.  »

2) « Venere afferra la freccia che Cupido tiene in mano, forse un’allusione agli inganni dell’amore, a cui rimandano anche le due maschere attaccate all’arco di Cupido a sinistra, vicine ad altri elementi simbolici: un fantoccio moribondo in una scatola scura e un bacile ricolmo di rose. Al centro si trova un’apertura paesistica. »

3) « Evidente è la derivazione michelangiolesca nelle forme scultoree di Venere e nella complicata posizione degli amanti, colti in torsioni innaturali. »

MICHELANGELO BUONARROTI: « Crocifissione per Vittoria Colonna » Anno di realizzazione: « 1545 ca »


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Titolo: « Crocifissione per Vittoria Colonna »
Anno di realizzazione: « 1545 ca »
Descrizione: « La Crocifissione per Vittoria Colonna è un disegno a gessetto su carta (37×27 cm) attribuito a Michelangelo Buonarroti, databile al 1545 circa e conservato nel British Museum a Londra.»

STORIA

1) « Michelangelo conobbe Vittoria Colonna verso il 1538, stringendo con lei una vivissima amicizia e introducendosi nei suoi circoli, in cui erano familiari i temi di riforma della Chiesa. Per lei realizzò, nel quinto decennio del XVI secolo, alcuni dipinti, oggi tutti perduti o comunque di attribuzione estremamente controversa, di cui però restano disegni preparatori e copie di allievi ed estimatori di Michelangelo. »

2) « Oltre a una Pietà, l’opera più nota per Vittoria Colonna è una Crocifissione, della quale resta un pregevole disegno a Londra, tuttavia non universalmente accettato come autografo, nonché uno schizzo dei dolenti al Louvre (matita 23×11 cm). »

3) « Il dipinto dovette essere effettivamente realizzato e di dimensioni minute. Se ne ha forse traccia in un elenco di Bottari dei dipinti nella Galleria Medicea nel 1759-1760, anche se forse si trattava di una copia, altrettanto perduta, di Alessandro Allori. »

4) « Oggi ne esistono copie agli Uffizi (in deposito a casa Buonarroti), alle gallerie Doria-Pamphili (di Marcello Venusti) e Borghese di Roma, a Napoli e nella Concattedrale di Logroño, in Spagna (con qualche pentimento, cosa che ha fatto indugere che fosse l’originale), a Viterbo nel Museo del Colle del Duomo. Rispetto al disegno di Londra le copie mostrano anche i due dolenti (Maria e san Giovanni) e, nel caso di Viterbo i due ladroni. »

5) « La Crocifissione di Viterbo è stata recentemente oggetto di ulteriori indagini che hanno permesso di evidenziare importanti relazioni con una lettera di Vittoria Colonna (che risiedette a Viterbo per diversi anni) a Michelangelo. »

DESCRIZIONE E STILE

1) « Il tema della Crocifissione è qui risolto in una composizione fortemente emotiva, con il Cristo che sembra sollevarsi dalla croce con un movimento rotatorio e diretto verso l’alto, ottenuto con una parziale rotazione del busto e delle anche. »

2) «  La sua figura giovane e sensuale forse alludeva alle teorie riformiste cattoliche, che vedevano nel Sacrificio del sangue di Cristo l’unica via di salvezza individuale. »

3) « Ai lati si trovano due angeli dolenti. »

MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre. Giorno Data: 1526-1531 Materiale: Marmo Dimensioni: 160×150 cm Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze STORIA Il Giorno è una scultura in marmo (160×150 cm, lunghezza massima in obliquo 285 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1526-1531 e facente parte della decorazione della Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. In particolare è una delle quattro allegorie delle Parti della Giornata, e si trova a destra sul sarcofago della tomba di Giuliano de’ Medici duca di Nemours. Il Giorno venne probabilmente iniziato nel 1526, quando la tomba di Lorenzo veniva terminata e quella di Giuliano avviata. La statua dovette essere ultimata dopo la ripresa dei lavori in seguito alla pausa forzata dell’assedio di Firenze e delle sue conseguenze, venendo lasciata a uno stato di vistoso “non-finito” alla partenza dell’artista per Roma nel 1534. DESCRIZIONE E STILE Il Giorno è rappresentato come una personificazione maschile, semidistesa e nuda, come le altre statue della serie. Essa ebbe come modello, forse, le divinità fluviali dell’arco di Settimio Severo, il Torso di Belvedere, di cui riprese la possente struttura anatomica in tensione. Riprese inoltre la posa del Bambino nella giovanile Madonna della Scala e quella di uno dei nudi bronzei nella volta della Cappella Sistina. È l’unica, tra la serie di allegorie, a dare le spalle allo spettatore, in una posa a contrapposto rispetto a quella della vicina Notte. Il gomito sinistro è piegato in appoggio, mentre il braccio destro si allunga all’indietro per cercare qualcosa: solo l’avambraccio è effettivamente scolpito, la mano invece si perde nella parte non scolpita. Le gambe sono accavallate in senso opposto alla rotazione del busto e questo avvitamento è evidenziato anche dalla rotazione della testa verso lo spettatore. Il volto barbuto, appena sbozzato, mostra solo un’espressione misteriosa, altamente evocativa ed emblematica proprio per la sua incompiutezza. L’opera ha ricevuto numerose interpretazioni: simbolo politico della ribellione dalla schiavitù, o tema autobiografico dello slancio verso la libertà; simbolo della luce cristiana o personificazione della vita; allegoria del fuoco o del temperamento collerico; personificazione dell’azione, del dolore, dell’ira, del disprezzo o della vendetta… Giorno Data: 1526-1531 Materiale: Marmo Dimensioni: 160×150 cm Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Giorno
Data: 1526-1531
Materiale: Marmo
Dimensioni: 160×150 cm
Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze

STORIA

Il Giorno è una scultura in marmo (160×150 cm, lunghezza massima in obliquo 285 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1526-1531 e facente parte della decorazione della Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze.

In particolare è una delle quattro allegorie delle Parti della Giornata, e si trova a destra sul sarcofago della tomba di Giuliano de’ Medici duca di Nemours.

Il Giorno venne probabilmente iniziato nel 1526, quando la tomba di Lorenzo veniva terminata e quella di Giuliano avviata.

La statua dovette essere ultimata dopo la ripresa dei lavori in seguito alla pausa forzata dell’assedio di Firenze e delle sue conseguenze, venendo lasciata a uno stato di vistoso “non-finito” alla partenza dell’artista per Roma nel 1534.

DESCRIZIONE E STILE

Il Giorno è rappresentato come una personificazione maschile, semidistesa e nuda, come le altre statue della serie.

Essa ebbe come modello, forse, le divinità fluviali dell’arco di Settimio Severo, il Torso di Belvedere, di cui riprese la possente struttura anatomica in tensione. Riprese inoltre la posa del Bambino nella giovanile Madonna della Scala e quella di uno dei nudi bronzei nella volta della Cappella Sistina.

È l’unica, tra la serie di allegorie, a dare le spalle allo spettatore, in una posa a contrapposto rispetto a quella della vicina Notte.

Il gomito sinistro è piegato in appoggio, mentre il braccio destro si allunga all’indietro per cercare qualcosa: solo l’avambraccio è effettivamente scolpito, la mano invece si perde nella parte non scolpita.

Le gambe sono accavallate in senso opposto alla rotazione del busto e questo avvitamento è evidenziato anche dalla rotazione della testa verso lo spettatore. Il volto barbuto, appena sbozzato, mostra solo un’espressione misteriosa, altamente evocativa ed emblematica proprio per la sua incompiutezza.

L’opera ha ricevuto numerose interpretazioni: simbolo politico della ribellione dalla schiavitù, o tema autobiografico dello slancio verso la libertà; simbolo della luce cristiana o personificazione della vita; allegoria del fuoco o del temperamento collerico; personificazione dell’azione, del dolore, dell’ira, del disprezzo o della vendetta…

MICHELANGELO BUONARROTI: Titolo: «Volta della Cappella Sistina » Anno di realizzazione: «1508-1512»


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Titolo: «Volta della Cappella Sistina »
Anno di realizzazione: «1508-1512»

Descrizione: « La volta della Cappella Sistina contiene un celeberrimo ciclo di affreschi di Michelangelo Buonarroti, realizzato nel 1508-1512 e considerato uno dei capolavori assoluti dell’arte occidentale. Commissionato da papa Giulio II fu un’immane sfida per l’artista che, oltre a non sentire la pittura come arte a lui più congeniale (si dichiarò sempre scultore), terminò la complessa decorazione di quasi 500 m² a tempo di record e quasi in solitaria.»

DESCRIZIONE E STILE

1) « Michelangelo decorò tutto il registro superiore delle pareti con sedici lunette (di cui due distrutte per far spazio al Giudizio Universale, nel 1537-1541) che incorniciano gli archi delle finestre e che si trovano sopra la serie dei ritratti dei primi pontefici entro nicchie (opera dei frascanti quattrocenteschi), ai lati delle finestre stesse. »

2) « Per quanto riguarda la volta vera e propria essa è composta innanzitutto da otto vele sopra le lunette dei lati maggiori e quattro pennacchi, agli angoli, sulle lunette dei lati minori e su quelle d’estremità nei lati maggiori. Vele e lunette presentano le quaranta generazioni degli Antenati di Cristo, riprese dal Vangelo di Matteo. »

3) « Ai lati delle vele si trovano i troni dei Veggenti (Profeti e Sibille) entro una finta impaginazione architettonica, che comprende plinti con putti-cariatide a monocromo e, negli spazi triangolari ai lati delle punte delle vele, coppie di Nudi bronzei; nella parte inferiore dei pennacchi, sotto l’ipotetico basamento su cui stanno appoggiati i troni, si trovano dei putti che reggono targhe coi loro nomi: essi sono su superfici curve che finiscono ai lati delle lunette. »

4) « La fascia centrale della volta è riempita infine con nove Storie della Genesi, inquadrate dalla continuazione delle membrature architettoniche ai lati dei troni, sulle quali sono seduti giovani “ignudi”, che reggono ghirlande con foglie di quercia, allusione al casato del papa Della Rovere. Per aumentare la varietà della rappresentazione i riquadri centrali sono di grandezza variabile: a scene che occupano l’intero spazio tra i pilastri sono alternati riquadri più piccoli, incorniciati da medaglioni a monocromi bronzei con storie dell’Antico Testamento, verso i quali sono rivolti gli ignudi. Ogni riquadro minore è così circondato da due coppie di ignudi e due medaglioni. »

5) « I diversi elementi sono incessantemente concatenati entro un partito architettonico complesso, che rivela le indubbie capacità di Michelangelo anche in campo architettonico, destinate a rivelarsi pienamente negli ultimi decenni della sua attività. È stato notato che se l’architettura della volta fosse realmente costruita, essa sarebbe enormemente sporgente e incombente, soprattutto se paragonata all’ornamentazione quattrocentesca sottostante, che invece è tutta tesa a sfondare la parete verso l’esterno. L’enorme costruzione michelangiolesca ottiene così l’effetto di un titanico peso, caricato però sulle esili paraste dipinte dei registri sottostanti, che grava addosso allo spettatore minacciando di precipitare, all’insegna di una rappresentazione pittorica tesa e totale, in cui si ha la sensazione inconscia di pericolo per l’entità sovrumana degli sforzi in atto. »

6) « Di grande utilità, per la nitida lettura di ogni elemento, fu il ricorso a una tavolozza brillante, ricchi di cangianti che facilitano la distinzione, anche a grande distanza, di ogni particolare. »

ROMÂNIA este SINGURA ȚARĂ din Lume pe teritoriul căreia se află azi atât tancuri americane cât și tancuri rusești.


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ROMÂNIA este SINGURA ȚARĂ din Lume pe teritoriul căreia se află azi atât tancuri americane cât și tancuri rusești.

Tancurile sunt arme exclusiv de atac. Apărarea împotriva tancurilor nu sunt alte tancuri ci tunurile și rachetele antitanc. Deci orice argument că ne trebuie tancuri americane ca să ne apărăm de invazia tancurilor rusești este fals. Este clar că se pregăteşte o confruntare de arme de atac exact ca în 1941.
România este o țară mare, pe teritoriul cărei se află două state și de jur împrejur, populațiile migratoare s-au așezat pe teritoriul deținut de poporul numit succesiv dac/vlah/român astfel încât azi avem teritorii românești sub ocuparea statelor constituite de nomazi în Ucraina, Ungaria, Serbia și Bulgaria.

Pentru declanşarea unui război, este nevoie de 4 condiţii:

1) armatele să fie în contact fizic
2) armatele să fie dotate cu ample cantităţi de armament
3) să se creeze o imagine de sisteme valori opuse
4) să se creeze un pretext

Având în vedere că Statul Român a fost instituit şi menţinut în control cvasi total de mafia internațională, este firesc că nici un om aflat în serviciul statului să nu spună adevărul ci să susţină numai minciunile oficiale. Astfel nu putem afla adevărul decât ori din afara sistemului statal sau după românizarea statului, românizare încercată de 5 ori dar pe care încă în 157 de ani nu a reuşit-o nici un grup patriotic întrucât toți că au subestimat grav criminalitatea şi viclenia inamicului.

Azi asistăm la acţiuni IDENTICE precum cele create în anul 1941: se mobilează frontul viitoarei conflagraţii cu arme şi soldați, se creează imaginea ca SUA şi UE sunt imorale dar civilizate dar RUSIA este morală dar primitivă. Conducătorii ambelor părţi ale frontului sunt grupare de mafioți internaționali din o nouă generație dar cu aceleași scopuri și procedee ca şi în 1941 sau 1914.

În prezent, contrar voinței Poporului Român, mafia internațională a creat primele 3 din condițiile pentru declanșarea unui război. Noi trebuie să luptăm să deconspirăm orice pretext pe care ei l-ar putea crea.

În acest timp, primul ministru al statului cu falsa identitate etnică de „român”, culege personal gunoaie în groapa Văcărești în aplauzele și elogiile întregii Mass Medie, care a rămas unica sursă de informație a majorității Poporului Român.

Problema lor constă în faptul că Internetul oferă posibilitatea aflării adevărului în timp real ceea ce face ca orice acţiune bazată pe minciună să nu mai poate fi dusă la îndeplinire.

Să dea Dumnezeu să fiu catalogat pe drept ca fiind alarmist şi să nu fi nici o ameninţare dar având în vedere istoria țării noastre, suntem foarte îndreptățiți să „suflăm și în iaurt”.

Doamne, ajută!

http://www.comisarul.ro/articol/sri-a-decis-in-sfarsit-sa-ne-spuna-la-digi-care-e-_796128.html

http://www.aktual24.ro/inca-300-de-tancuri-americane-au-fost-descarcate-la-constanta-care-este-destinatia-acestora/

MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564): Aurora Data: 1524-1527 Materiale: Marmo Dimensioni: 155×180 cm Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Aurora
Data: 1524-1527
Materiale: Marmo
Dimensioni: 155×180 cm
Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze

STORIA

L’Aurora è una scultura in marmo (155×180 cm, lunghezza massima in obliquo 206 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1524-1527 e facente parte della decorazione della Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. In particolare è una delle quattro allegorie delle Parti della Giornata, e si trova a destra sul sarcofago della tomba di Lorenzo de’ Medici duca di Urbino.

L’Aurora venne iniziata nella fase seguente la ripresa dei lavori alla Sagrestia, nel 1524, dopo l’elezione di Clemente VII al soglio pontificio. Entro il 1527 doveva essere giù stata terminata, poiché quell’anno appare infatti già in un’incisione del Trionfo della Fortuna di Sigismondo Fanti.

DESCRIZIONE E STILE

L’Aurora, o Alba, è vista come una personificazione femminile, semidistesa e nuda, come le altre statue della serie. Essa ebbe come modello, forse, le divinità montane e fluviali sull’Arco di Settimio Severo a Roma.

Ha il capo velato e sta compiendo un gesto come di svegliarsi dal sonno, alzandosi dal giaciglio e girando il busto verso lo spettatore, con un gomito piegato come appoggio e l’altro braccio che si inclina fino a cercare, all’altezza della spalla, il velo per sollevarlo. Una gamba è mollemente distesa sul profilo del sarcofago, l’altra è piegata in avanti e cerca un appoggio.

Tra le varie letture iconologiche proposte, si è vista la statua come emblema dell'”amaritudine” o come dolore mediato dal temperamento malinconico, o ancora come simbolo della luce divina che fuga le tenebre, o del temperamento sanguigno, o dell’elemento aria o anche terra.

Vaidei, mai demult Vaivodei, Voivodu, în germană Weidendorf


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Vaidei, mai demult Vaivodei, Voivodu, în germană Weidendorf, Waywoden, în maghiară Vajdej, Újfalu, este un sat ce aparține de comuna Romos, în maghiară Romosz, Szászromosz, în germană Rumesdorf, Grossrumes.

A aparținut Pământului Crăiesc/Königsboden/Királyföld din anul 1479, mai exact de Scaunul Orăștiei/Brooser Stuhl/Szászvárosszék, deși, la acea dată, era un sat de vlahi(români).

Să nu uităm că Romosul, alături de Ighiu/Magyarigen/Grabendorf și Cricău/Boroskrakkó/Krakau, par a fi fost primele sate întemeiate de oaspeții saxoni, undeva în anii 1140-1150.
Denumirea maghiară mai veche, újfalu, sugerează o componență mai veche, de maghiari și sași, deasemenea.

În anul 1769, micul nobil local Ioan Dumitru Barbu va finanța construirea unei mănăstiri greco-catolice și a unei școli. Se pare că a fost distrusă în jurul anului 1782, printr-un ordin imperial.

Înainte de anul 1920, aici se producea caș trappist, nemaipomenit de căutat la Budapesta și Viena.
Originea acestui tip de caș se pierde în timp, unele surse spun că rețeta inițială ar fi apărut la abația Notre Dame de Port-du-Salut, undeva în secolul al XVIII-lea, de unde, prin mănăstirie catolice trappiste din Bosnia și Croația, rețeta a ajuns și în Ungaria și Transilvania.

Pentru cei interesați de statistici legat de populația Pământului Crăiesc, în jurul anului 1500, iată mai jos un link excelent…

http://www.epa.oszk.hu/00900/00979/00017/01draskoczy.htm#_ednref79

Azi, localitatea este denumită Satul Văduvelor…

De citit,
Monografia satului Vaidei de Orăștie, județul Hunedoara, Basarab Tiron, Petica Ioan, Editura Călăuza, Deva, 2007.,

MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564): Titolo: «Giudizio universale » Anno di realizzazione: «1536-1541 »


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MICHELANGELO BUONARROTI (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei maggiori artisti di sempre.

Titolo: «Giudizio universale »
Anno di realizzazione: «1536-1541 »

Descrizione: « Il Giudizio universale (1535-1541) è un affresco[1]di Michelangelo Buonarroti, realizzato tra il 1535 e il 1541 per decorare la parete dietro l’altare della Cappella Sistina (Musei Vaticani, Roma). Si tratta di una delle più grandiose rappresentazioni della parusia, ovvero dell’evento dell’ultima venuta alla fine dei tempi del Cristo per inaugurare il Regno di Dio, nonché di un capolavoro dell’arte occidentale in generale.»

STORIA

1) « Nel 1533 Michelangelo lavorava a Firenze a vari progetti in San Lorenzo, per papa Clemente VII. Il 22 settembre di quell’anno l’artista si recò a San Miniato al Tedesco per incontrare il papa diretto in Francia e pare che proprio in quell’occasione il pontefice manifestò il desiderio di fargli affrescare la parete dietro l’altare della Sistina con un monumentale Giudizio Universale, un tema che avrebbe degnamente concluso le storie bibliche, evangeliche e degli apostoli della Cappella »

2) « Il desiderio di papa Clemente era legato in tutta probabilità alla volontà di legare anche il proprio nome all’impresa della Sistina, come avevano fatto i suoi maggiori predecessori: Sisto IV e le Storie di Mosè e di Cristo dei pittori fiorentini quattrocenteschi (1481-1482), Giulio II e la volta di Michelangelo stesso (1508-1512), Leone X e gli arazzi di Raffaello (1514-1519 circa). Pur di figurare in questo prestigioso elenco, Clemente VII era disposto a chiudere un occhio sulle opere fiorentine a cui Michelangelo stava lavorando, ormai sempre più stancamente e con un ricorso sempre maggiore di allievi.»

3) « Non si sa quando l’artista accettò l’incarico ufficialmente, ma nel settembre del 1534 egli partì da Firenze per Roma per attendere alla nuova opera (e occuparsi anche di altri lavori precedenti, come la tomba di Giulio II)[3]. Una prima idea dell’artista per gli affreschi mostrava la cornice dell’immagine esistente su quella parete (l’Assunta con Sisto IV inginocchiato di Perugino) e alcune citazioni di essa nella posa di qualche personaggio, a testimoniare che Michelangelo non aveva nessuna intenzione di intaccare il lavoro del suo predecessore, che era anche la pala d’altare della cappella e quindi la rappresentazione più sacra in essa contenuta. Tuttavia apprese presto che Clemente aveva già fatto abbattere l’affresco di Perugino col ritratto del suo predecessore, fatto che è stato letto come una tardiva vendetta personale del papa, al secolo Giulio de’ Medici, contro Sisto IV, responsabile dell’assassinio di suo padre Giuliano de’ Medici nella congiura dei Pazzi.»

4) « Pochi giorni dopo comunque, il 25 settembre del 1534, il papa moriva e Michelangelo pensando che la commissione fosse destinata a cadere nel vuoto, tralasciò il Giudizio e si dedicò ad altro. »

5) « Il nuovo papa, Paolo III Farnese, confermò invece l’incarico a Michelangelo, il quale, incalzato dagli eredi di Giulio II affinché lavorasse alla Sepoltura, cercò prima di distogliere il papa, poi di allontanare con ogni mezzo l’inizio dei lavori. »

6) « Intanto doveva essere sistemata la parete: dovevano essere tamponate due finestre e doveva essere costruita una “scarpa” di mattoni che fosse inclinata leggermente verso l’interno (si arriva a una pendenza di mezzo braccio alla sommità, circa 38 cm), in modo da creare un po’ di pendenza che evitasse il depositarsi di polvere e altri inconvenienti in fase di dipintura. »

7) «  Il Giudizio rappresentò il primo intervento “distruttivo” nella storia della Cappella, stravolgendo l’originale impostazione spaziale e iconografica, che si era delineata nei precedenti apporti fino ad allora sostanzialmente coordinati[6]: sulla parete si trovavano infatti tre affreschi quattrocenteschi di Perugino (Nascita e ritrovamento di Mosè, Assunta con Sisto IV inginocchiato e Natività di Cristo), alcuni Papi della serie tra le finestre, nonché due lunette dipinte da Michelangelo stesso più di vent’anni prima (Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda e Fares, Esrom e Aram). Di queste opere restano fonti iconografiche solo per le lunette e la pala centrale dell’Assunta sopra l’altare. »
8) « La distruzione dovette essere una decisione tormentata, come testimonia la presenza ancora delle cornici originarie nei primi disegni preparatori, ma alla fine necessaria per disporre interamente della parete e annullarla nell’astrattezza spaziale del cielo sconfinato. »

DESCRIZIONE E STILE

1) « Il Giudizio, sebbene volutamente strutturato evitando la tradizionale composizione molto bella dell’immagine in ordini sovrapposti, è comunque divisibile, per comodità di trattazione, in tre zone fondamentali:
a) Gli angeli con gli strumenti della Passione in alto nelle lunette.
b) Il Cristo e la Vergine tra i beati.
c) La fine dei tempi, con gli angeli che suonano le trombe dell’Apocalisse, la resurrezione dei corpi, l’ascesa al cielo dei giusti e la caduta dei dannati all’Inferno. »

2) « Ci sono poco più di quattrocento figure, con altezze che variano dai 250 cm e più per i personaggi delle zone superiori, fino ai 155 per quelli delle zone inferiori. »

3) « La figura prevalente è la figura ellittica, come la mandorla di luce in cui è inscritto il Cristo, i gruppi angelici o il risultato complessivo delle spinte di salita e di discesa, salvo alcune eccezioni, come lo schema piramidale dei santi ai piedi di Cristo giudice. »

4) « Dallo stile appare una visione grandiosa dell’umanità, un’idea di “uomo-eroe” che grandeggia anche nel peccato. Michelangelo si richiama quindi al concetto di antropocentrismo proprio del Rinascimento. A questo proposito nota Giulio Carlo Argan: “Il peccato ha rotto il sodalizio tra l’uomo ed il resto del creato; l’uomo è ormai solo nella sua impresa di riscatto; ma la causa della sua disgrazia, la superbia davanti a Dio (la ύβρις, [übris] classica) è anche la sua grandezza”. »

Intellectual terrorism | Humanitas


http://www.humanitas.ro/humanitas/terorismul-intelectual

I just used SoundHound to find Without a Word by Birdy


You can check out the song Without a Word by Birdy at http://www.soundhound.com/?t=100764528032857924